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domenica 17 novembre 2013

Ritornando ad Archlinux

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Un saluto a tutti cari lettori, oggi vi voglio scrivere della mia recente esperienza che mi ha visto tornare ad Archlinux.
Archlinux come ben saprete è una delle tante distro dell'universo GNU/Linux, so bene che molti mi considereranno un fanboy ma per me resta attualmente la migliore ovviamente seguita a ruota da Slackware, Debian, Fedora, Opensuse ecc.
A parte ciò, reduce dalla mia esperienza con Elementary OS , che ho trovato essere una distro molto carina ed anche interessante di cui forse ne parlerò con maggiore dettaglio in un editoriale. Tornando alla mia Archlinux, questa volta ho deciso di sperimentare una installazione un po' diversa dal solito, già con Elementary OS avevo provato un settaggio delle partizioni diverso da quello che usavo prima ed avevo ottenuto un incremento delle prestazioni del 20%, quindi mi è venuta la brillante idea di usare lo stesso settaggio anche su Archlinux.
Beh sicuramente vi starete chiedendo che settaggio abbia usato, beh non si tratta di nulla di eccezionale, semplicemente ho deciso di usare più partizioni .
Per chi non conoscesse cosa è una partizione, in pratica è una parte del nostro disco, in pratica è come se io spezzassi il mio disco in 2 parti, ma badate bene non si tratta di uno spezzare fisico , se no dopo rompete l'hard disk, ma di una separazione virtuale dello spazio del disco. In pratica se io ho un hard disk da 500Gb e voglio dividerlo in 2, posso creare 2 partizioni da 250Gb che possono essere usate per scopi diversi. In genere per chi è alle prime armi, spesso usa Ubuntu, il partizionare è una cosa piuttosto semplice e l'installer vi aiuta in questo, ma per chi è un utente a cui piace fare le cose in maniera hardcore partizionare resta una operazione facile ma spesso , essendo anche meticolosi, ci perdono più tempo. In realtà questo perdere più tempo non è ingiustificato perchè una buona partizione, formattata in maniera corretta può incrementare di parecchio le performance del proprio sistema operativo, questa regola ovviamente vale anche per le distro GNU/Linux. Adesso iniziamo ad entrare nel dettaglio di quello che ho fatto, per prima cosa molti di voi che hanno comprato un pc con Windows, conosceranno bene l'MBR, il cosidetto boot manager che avvia Windows, in realtà l' MBR legge solo partizioni che seguono una tabella di partizionamento conforme a MS-DOS, se avete mai giocato con Gparted ( chi non gioca con Gparted giustamente ) vi sarete resi conto che è possibile formattare le nostre pennette seguendo varie tabelle di partizionamento. Ovviamente ogni tabella hai i suoi pro e i suoi contro, io non voglio parlare di ciò perchè toglierei materiale ad un'altro articolo, tuttavia tra le varie tabelle è presente anche la GPT ( GUID Partition Table ) che nasce come evoluzione di MBR, infatti è usata sui nuovi pc che montano UEFI. La sostanziale differenza tra MBR e GPT è il numero di partizioni che si possono fare, in pratica MBR ha come numero di partizioni massimo il numero 4 , mentre per GPT sono illimitate, questo ovviamente è un vantaggio per gli utenti GNU/Linux che vogliono un sistema efficiente. Beh anche io da bravo utente ho deciso di usare il GPT, che ovviamente non è stato semplice settare, una volta partizionato il disco, in modalità live durante l'installazione, con : gdisk /dev/sda mi sono trovato davanti un programma scarno ( ovviamente tutto testuale ) ma che non mi dava la minima idea di quello che stavo facendo, morale della storia cerco su google : installare Archlinux su GPT e trovo 30 guide diverse su come fare, beh si vede che non era una cosa folle quindi mi sono rincuorato ed ho continuato, occorreva per prima cosa definire le partizioni , su un bel foglio di carta mi sono scritto le partizioni che volevo, le dimensioni che volevo assegnargli e anche il filesystem con cui formattarle. L'elenco è : 

  • / ; 20 Gb ; ext4 o ReiserFS
  • /boot ; 200 Mb ; ext2,3,4
  • /home ; tutto lo spazio rimanente; xfs o ext4
  • /var ; 8Gb ; ReiserFS 
  • /usr; - che non uso - 
  • boot_grub ; 2 Mb ; codice da inserire in gdisk ef02
In pratica queste sono le partizioni che alla fine ho fatto, beh dopo aver preso un po di dimistichezza con gdisk, inizio a creare le partizioni; ovviamente ad ogni partizione viene assegnato un numero, vi raccomando di segnarvelo perchè quel numero identificherà la partizione quando poi la formattate, in pratica 1 = /dev/sda1 , 2 = /dev/sda2 e così via. Vi starete domandando perchè ho messo una partizione extra evidenziata, perchè quella partizione mi ha fatto perdere oltre 1 ora e vi spiego perchè, leggendo la guida di installazione avevo letto che Grub 2 supportava GPT e che quindi , erroneamente, non ci sarebbero stati problemi, beh non è stato così; in pratica dopo aver installato il sistema operativo riavvio come se tutto fosse normale e il GRUB non si era installato, in quel momento stavo bestemmiando a più non posso quindi dopo essermi calmato vado a leggere che il GPT per far funzionare il grub richiede la creazione di una partizione particolare destinata solo a questo, allora da live ( senza formattare le altre partizioni ) , attivo gdisk e faccio creare una partizione di 2 Mb, in realtà anche meno basta scrivere +1007K quando gdisk vi chiederà dove far finire il settore che delimiterà la partizione, successivamente vi chiederà di assegnargli un codice di identificazione, mentre con le precedenti il codice che lasciavamo era quello di default in questo caso il codice da inserire è ef02 che in automatico farà risultare la partizione come destinata allo scopo di far partire il grub, vi rimando alla wiki ufficiale per maggiori dettagli ed anche a questa wiki in italiano . Ovviamente le cose cambiano se la macchina su cui si installa è una macchina BIOS o UEFI, la mia è una bios e quindi per installare il grub, dopo aver creato il file di configurazione ho dato il comando : # grub-install --target=i386-pc --recheck --debug /dev/sda e dopo un riavvio classico il grub è partito correttamente. Ovviamente non posso non dire che l'incremento prestazionale si sente, sarà anche l'uso di mate e di Compiz ed il kernel-netbook per arch, però mi sento di dire che a mio parere risulta più veloce. Come leggete nell'elenco le partizioni hanno assegnato anche un filesystem particolare, ovviamente quel settaggio è da intendersi generico, anche se io ho seguito la wiki di archlinux per incrementare le prestazioni, tuttavia volevo rendervi partecipi di una piccola "scoperta", durante l'installazione ho provato a mettere la /(root) in reiserfs ed ho notato che la velocità di scrittura dei dati era molto alta, infatti anche se installare un os è una operazione che richiede tanti dati, questi sono organizzati molto spesso in piccoli file che il reiserfs gestisce piuttosto bene, ma quello che più mi ha sorpreso è che alla fine dell'operazione la cpu usata era sul 24% , quindi sopreso della cosa ho ritentato con ext4 ed oltre ad aver notato un rallentamento nella scrittura dei file ho notato che la cpu usata era al 36%, quindi ext4 consuma più risorse di reiserfs per fare la stessa operazione, per chi come me ha installato archlinux su un netbook/notebook/laptop sicuramente questa cosa potrebbe far piacere, visto che se ci riflettiamo i dati di grandi dimensioni sono nella home e non nella root, quindi perchè non usare anche il reiserfs sulla root ed avere un miglioramento nel consumo della batteria ? Per chi già usa questo metodo oppure si vuole cimentare ad usarlo, ovviamente lo uso anche io, mi farebbe piacere che lasciasse un feedback.
See you soon !!

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